Il Consiglio Metropolitano non è un organismo separato dai Comuni, ma la sede naturale nella quale gli enti locali, attraverso i propri amministratori, partecipano direttamente al governo dell’area vasta. In termini semplici, è il luogo istituzionale in cui si discutono e si approvano le scelte strategiche fondamentali per lo sviluppo del territorio: programmazione economica, regolamenti, piani urbanistici, trasporti, bilanci e atti fondamentali.
L’imminente appuntamento di domenica 19 luglio per il rinnovo del Consiglio mette l’Area Grecanica davanti a un bivio storico per la gestione di queste risorse. Per comprendere la reale portata della sfida, è necessario però analizzare la distribuzione geografica del potere politico ed elettorale nella nostra provincia, governata dal meccanismo del voto ponderato.
La sproporzione della Fascia D: solo due comuni sulla Jonica
Le elezioni metropolitane sono consultazioni di secondo livello. Non votano i cittadini, ma i sindaci e i consiglieri comunali. La legge assegna a ogni preferenza un “peso” differente (un indice di ponderazione) calcolato in base alla popolazione legale del Comune. Più il Comune è grande, più il voto del suo consigliere incide sul risultato.
In tutta la provincia di Reggio Calabria, i comuni che rientrano nella strategica Fascia D (tra i 10.001 e i 30.000 abitanti) sono in tutto soltanto 8. Di questi otto, la stragrande maggioranza si concentra sul versante tirrenico e pianigiano (Gioia Tauro, Palmi, Taurianova, Rosarno, Villa San Giovanni). L’intera macro-area jonica ne esprime faticosamente solo due:
- Siderno (circa 17.600 abitanti) per l’area della Locride.
- Melito di Porto Salvo (circa 10.400 abitanti) per l’Area Grecanica.
I restanti piccoli centri del nostro comprensorio si polarizzano invece nella Fascia A (fino a 3.000 abitanti), dove il voto di un singolo consigliere vale appena 22 punti, contro i ben 172 punti espressi da un solo amministratore di Melito Porto Salvo. Un singolo voto melitese muove quasi l’equivalente di otto consiglieri di Fascia A.
Il peso della sanità e la provocazione di “Melito di Roghudi”
Per anni, dalle colonne di questo giornale, abbiamo sollevato un grido d’allarme tanto provocatorio quanto doloroso, coniando l’ironica espressione “Melito di Roghudi”. Era il nostro modo per denunciare la progressiva perdita di prestigio e di peso politico del Comune melitese, che nel tempo ha abdicato al proprio ruolo naturale di guida dell’Area Grecanica, lasciando che il baricentro decisionale del territorio si spostasse verso realtà demograficamente molto più piccole.
Il recente rinvio dell’Assemblea dei Sindaci sulla sanità e sul destino del nostro ospedale è solo l’ultimo campanello d’allarme. Dimostra come l’assenza di una rappresentanza metropolitana forte finisca per far scivolare in secondo piano le emergenze vitali della periferia jonica. Le decisioni si assumono a Palazzo Alvaro: restare fuori da quella stanza significa rassegnarsi all’irrilevanza.
Il controsenso politico e matematico della frammentazione
Di fronte a una Melito Porto Salvo che da sola presidia la Fascia D ionica con i suoi 172 punti per consigliere, appare un chiaro controsenso logico, politico e matematico che gli amministratori melitesi disperdano il proprio enorme potenziale per sostenere candidati provenienti dai piccoli centri di Fascia A (22 punti).
Delegare ancora una volta la rappresentanza all’esterno, cedendo all’attivismo politico di comunità minori ma più compatte, significherebbe per Melito firmare la propria definitiva marginalizzazione istituzionale. Non si tratta di una questione di simpatie personali o di fazioni, ma di pura logica di sopravvivenza territoriale.
Svolta strategica: fare quadrato attorno al territorio per Melito Capitale
Il futuro del comprensorio impone di archiviare le vecchie logiche di campanile e le divisioni ideologiche tra destra, sinistra e centro. L’obiettivo strategico deve essere uno solo: blindare il consenso del Consiglio Comunale melitese attorno a una candidatura che sia espressione diretta, autentica e speculare di questo specifico territorio.
Concentrare il voto sul proprio comune non è una scelta di parte, ma un atto di tutela territoriale. Melito Porto Salvo ha i numeri, la posizione geografica e la responsabilità storica di tornare a fare il capofila dell’Area Grecanica. Sprecare questo vantaggio matematico per logiche di posizionamento personale o di fazione significherebbe perdere per sempre il diritto di lamentarsi del progressivo isolamento della nostra terra. È tempo che Melito si riprenda il suo ruolo. È tempo di tornare a essere Capitale.
Le decisioni per l’area Grecanica (com’era una volta) si assumono a Palazzo Manganaro (sede Comunale Melito): lasciarle fuori da questa sede significa abdicare e rassegnarsi all’irrilevanza.
