Mentre la sanità perde pezzi, l’analisi di Leo Berenovic conferma la storica battaglia di Capo Sud Channel: la frammentazione in micro-comuni ci condanna all’irrilevanza. Solo uniti in un solo ente da 40mila abitanti potremo trattare da pari a pari con Catanzaro e con l’ASP.
MELITO DI PORTO SALVO – Lo scippo dei servizi ex INAM e il lento declino dell’Ospedale “Tiberio Evoli” non sono incidenti di percorso. Sono il risultato matematico di una debolezza politica strutturale. Come evidenziato nell’illuminante saggio di Leo Berenovic dal titolo “La Calabria Grecanica deve diventare un solo Comune”, l’area ionica rischia il collasso definitivo se continua a rimanere un “arcipelago di micro-comuni” incapaci di garantire persino l’ordinaria amministrazione. Una tesi che Capo Sud Channel sostiene da anni con la proposta ufficiale dell’Unione dei Comuni del Basso Ionio.
Perché i piccoli campanili ci stanno uccidendoL’analisi dei fatti è spietata. I singoli municipi del nostro comprensorio, presi singolarmente, non hanno più il peso demografico e politico per farsi ascoltare nei tavoli dove si decide il futuro dei cittadini. La frammentazione produce danni irreversibili:Uffici tecnici ridotti all’osso: Comuni che non hanno personale sufficiente per intercettare i fondi europei o i bandi del PNRR.Zero peso politico: Un commissario ASP o un dirigente regionale non si lasceranno mai impressionare dalle proteste di un borgo di mille o tremila abitanti.Guerra tra poveri: La burocrazia sfrutta le divisioni interne (come lo scontro Melito-Roghudi per l’ex INAM) per attuare tagli e trasferimenti senza trovare una resistenza compatta.
La lezione del Basso Ionio: unire le forze per non sparire
La nascita di nuove realtà basate sulla fusione e sulla cooperazione, come avvenuto altrove con il progetto “Terrae Magna Grecia”, dimostra che cambiare rotta è possibile. L’Unione dei Comuni del Basso Ionio, proposta da tempo da questa testata, non significa cancellare l’identità dei singoli paesi, ma mettere in comune servizi, uffici, bilanci e, soprattutto, rappresentanza politica.
Un unico blocco territoriale che parla a nome di oltre 40.000 abitanti diventerebbe immediatamente un interlocutore credibile e pesante. A quel punto, decisioni unilaterali come la chiusura di un Punto Nascite o il trasloco di uffici sanitari essenziali non potrebbero più essere prese sopra le teste dei cittadini senza scatenare una controffensiva istituzionale ed economica senza precedenti.
Il coraggio della svolta istituzionale
La fusione e l’unione dei servizi non sono un capriccio da laboratorio politico, ma un atto di pura sopravvivenza. Se l’Area Grecanica vuole smettere di subire scippi, deve avere il coraggio di superare i confini dei vecchi campanili.
La battaglia per l’Ospedale di Melito e per i servizi di prossimità si vince solo se il Basso Ionio impara a muoversi come un unico corpo e un’unica voce. Chi difende il proprio piccolo orticello oggi, sta firmando la condanna a morte del territorio di domani.