«Ed io che pensavo che Giuda fosse morto»

«Ed io che pensavo che Giuda fosse morto»

MELITO DI PORTO SALVO (RC), 28 Luglio 2026 – Guardate con attenzione l’immagine ed il video che pubblichiamo in copertina. C’è la statua della nostra Patrona, la Madonna dell’Immacolata, che guarda il cancello sbarrato e chiuso da una pesante catena arrugginita del nostro Ospedale “Tiberio Evoli”. E sopra campeggia una scritta che gela il sangue, ma che fotografa la cruda realtà: “Ed io che pensavo che Giuda fosse morto”. No, Giuda non è morto. Giuda oggi siede nei consigli comunali, indossa le fasce tricolori e popola i palazzi della politica dell’Area Grecanica.

A distanza di quasi un mese dall’inizio della nostra storica mobilitazione e forti di oltre 7.000 firme reali, i Sindaci continuano a rimanere scandalosamente latitanti. Si sono isolati, chiusi a riccio nel loro egoismo e nel loro microscopico orticello politico. Ad oggi, nessuna idea, nessuna proposta, nessun documento programmatico è stato presentato o condiviso con il territorio per il rilancio dell’ospedale e per contrastare la sanità negata dall’ASP della manager Berardi.

Ma c’è un fatto normativo istituzionale ancora più grave che svela il bluff di questa classe politica. A distanza di ben 25 anni dalla modifica del Titolo V della Costituzione e dall’approvazione del Testo Unico degli Enti Locali (Decreto Legislativo n. 267 del 2000), che prevede espressamente la nascita delle Unioni dei Comuni per esercitare congiuntamente le funzioni e dare peso ai territori, qui si continua ostinatamente a operare con la preistorica “Associazione dei Comuni”. Uno strumento associativo privatistico, totalmente superato dalla storia, privo di personalità giuridica e utile a una sola cosa: mantenere il controllo politico clientelare del territorio, per giunta con un presidente dimissionario da mesi.

L’Unione dei Comuni, madre di tutte le battaglie che nel nostro format “Punto e a Capo” doveva nascere in 30 giorni, è stata scientificamente congelata per non perdere il controllo delle singole poltrone.

Ma la responsabilità di questo scippo da 41 milioni di euro — rispediti al mittente dall’ASP per incapacità burocratica — e del collasso dei corridoi del GOM non può essere scaricata solo sui dodici Sindaci dell’area. La responsabilità è collettiva! È di tutti: a partire dagli assessori fino all’ultimo dei consiglieri comunali di ogni singolo comune dell’Area Grecanica. Siamo davanti a un imbarazzante esercito di cartone formato da decine di Generali stipendiati (i Sindaci), centinaia di Colonnelli altrettanto stipendiati (i Vice Sindaci e gli Assessori) e centinaia di soldati semplici (i Consiglieri Comunali).

Sapete cosa fanno oggi questi consiglieri per giustificare la propria totale incapacità e ignavia? Scaricano ipocritamente la colpa sui loro Sindaci, dicendo che “non sono stati coinvolti”, che “non sapevano”.

Ma dove eravate quando l’ex INAM veniva svuotato? Dove eravate quando la Medicina Legale veniva scippata? Siete rimasti in silenzio, complici di un sistema sporco.

Questi politici-politicanti dell’Area Grecanica, pur di mantenere poltrone, indennità e consensi in vista delle elezioni metropolitane, sono pronti a svendere il futuro e la salute di 45.000 cittadini per quattro etti di prosciutto. E per nascondere il disastro, lanciano fumogeni colorati sui social, recitano frasi fatte sulla “dignità istituzionale”, chiedono l’intervento di inutili “esperti di sanità pubblica” e buttano la palla in tribuna come faceva il mitico Cetto La Qualunque, o sperando, come nel celebre libro, “speriamo che me la cavo”.

Di caposud

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