L’uomo era ricercato dal novembre scorso su mandato della DDA di Milano nell'ambito dell'inchiesta che contesta l'importazione di oltre 3,5 tonnellate di droga dal Sud America.

REGGIO CALABRIA – Si nascondeva all’interno di una comunità di recupero per tossicodipendenti nella zona nord di Reggio Calabria, dove si era stabilito di recente fingendo o tentando di intraprendere un percorso terapeutico. Si è conclusa così la latitanza di un pluripregiudicato affiliato alla cosca dei “Barbaro Castanu” di Platì, sfuggito quasi un anno fa al blitz antidroga dell’operazione “Skyfall”.

A stringergli le manette ai polsi sono stati gli agenti della Squadra Mobile reggina, al termine di un’indagine condotta con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia locale. L’uomo era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel novembre 2025 dal GIP di Milano, a seguito dell’inchiesta coordinata dalla DDA milanese e condotta dal GICO della Guardia di Finanza.

Il profilo e le accuse

L’operazione originaria aveva coinvolto altre 28 persone, accusate a vario titolo di far parte di un’articolata rete di narcotraffico al servizio dei clan Barbaro di Platì e Morabito di Africo. All’arrestato la Procura di Milano addebita in particolare l’importazione di oltre 3,5 tonnellate di cocaina provenienti dal Sud America, oltre ai reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio e detenzione illegale di armi — accuse per le quali vige la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.

Le indagini e il blitz

Convinti che il latitante avesse cercato rifugio nella propria terra d’origine confidando nella rete di protezione locale, gli investigatori della Sezione Antidroga della Mobile hanno monitorato per settimane i movimenti sul territorio provinciale. Negli ultimi giorni, alcuni spostamenti sospetti hanno concentrato l’attenzione degli agenti verso l’area settentrionale del capoluogo reggino.

Dopo una serie di servizi di osservazione e appostamento, gli investigatori hanno individuato la struttura di accoglienza. Una volta circondato l’edificio per scongiurare qualsiasi tentativo di fuga, è scattato il blitz: l’uomo è stato bloccato all’interno senza avere il tempo di opporre resistenza. Durante la perquisizione gli agenti hanno sequestrato uno smartphone, ora al vaglio degli inquirenti per ricostruire contatti, coperture e gli ultimi mesi di latitanza.

Di caposud

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