Da Melito di Porto Salvo, cuore dell’Area Grecanica, l’appello di Capo Sud ai sindaci, ai consiglieri regionali e al Presidente Occhiuto: la cura non può essere un viaggio.
LETTERA APERTA A NOME DEI CITTADINI COSTRETTI A EMIGRARE PER CURARSI E DI CHI RINUNCIA ALLE CURE APPELLO PUBBLICO AI SINDACI, AI CONSIGLIERI REGIONALI ELETTI, AL PRESIDENTE DELLA REGIONE CALABRIA
Oggetto: La sanità calabrese non può più aspettare: o si cambia musica, o si muore di autoconsunzione
Ai Sindaci della Calabria. Ai Consiglieri Regionali appena eletti. Al Presidente rieletto Roberto Occhiuto, Commissario per il Piano di Rientro.
Con 453.926 voti e una percentuale del 57,26%, la coalizione vincente ha promesso l’uscita dal Piano di Rientro e il rilancio della sanità calabrese. Ma i numeri raccontano un’altra storia. Una storia di desertificazione sanitaria, di trasferimenti forzati, di bilanci esternalizzati.
Nel solo 2025, l’ASP di Reggio Calabria ha stanziato quasi 3 milioni di euro per ricoveri psichiatrici fuori regione. Nel 2024, la Regione Calabria ha speso 336 milioni di euro per curare i propri cittadini altrove. Nel 2023, erano 252 milioni. E ogni anno, decine di migliaia di calabresi sono costretti a partire per ricevere cure che dovrebbero essere garantite sotto casa.
Questa non è mobilità sanitaria. È esilio terapeutico. È fuga di risorse pubbliche. È abbandono istituzionale.
La Calabria non è solo una terra che perde pazienti. Perde anche fondi, lavoro, competenze, comunità. E mentre si chiudono strutture, si svuotano reparti, si spezzano legami terapeutici, la Regione continua a liquidare fatture a strutture del Nord, come se la salute fosse una voce di bilancio da appaltare.
La desertificazione della Calabria ha un movente e un mandante.
Da Melito di Porto Salvo, cuore dell’Area Grecanica, lanciamo questo appello con ancora più forza. Qui sorge il glorioso Ospedale “T. Evoli”, oggi in fase di completa decadenza sanitaria e strutturale. Le preoccupazioni per la sanità locale sono in continuo aumento, alimentate da gravi carenze di servizi, tra cui la presunta presenza di una sola ambulanza per l’intero comprensorio. La situazione sanitaria è parte di un problema più ampio: spopolamento, isolamento, mancanza di infrastrutture, come la Statale 106, che continua a essere una ferita aperta per la mobilità e la sicurezza del territorio.
Per questo, chiamiamo direttamente in causa il Sindaco di Melito di Porto Salvo, Annunziato Nastasi, affinché si faccia portavoce di un grido che non può più essere ignorato. La sanità non è un tema da delegare. È una responsabilità da assumere.
O si cambia musica — e si cambia davvero — oppure si stecca. E la Sanità Calabrese, già in coma, è destinata a morire per autoconsunzione. Con essa, rischia di spegnersi l’intera Calabria.
Questo è un appello. Non alla retorica. Ma alla responsabilità. Alla dignità. Alla volontà politica di invertire la rotta.
I cittadini calabresi non chiedono miracoli. Chiedono presenza, prossimità, fiducia. Chiedono che la cura torni a essere relazione e comunità, non distanza e fattura.
Chiedono che la cura torni a essere relazione e comunità, non distanza e fattura.
Firmato: Domenico Vincenzo Vinci DIRETTORE CAPO SUD a nome dei tanti cittadini costretti a emigrare per curarsi E dei moltissimi che rinunciano alle cure
🟦 1. Contesto
La sanità calabrese vive da anni una crisi profonda. Reparti chiusi, personale insufficiente, strutture in decadenza. In molte aree del territorio, come l’Area Grecanica, le preoccupazioni sono crescenti: si parla di una sola ambulanza disponibile, di un ospedale storico — il “T. Evoli” di Melito di Porto Salvo — ormai svuotato di funzioni e dignità. Il disagio sanitario si intreccia con lo spopolamento, l’isolamento infrastrutturale (Statale 106), e la mancanza di prospettive.
📊 2. Dati ufficiali
- 2023: la Regione Calabria ha speso 252 milioni di euro per mobilità sanitaria passiva
- 2024: la cifra è salita a 336 milioni di euro (lordo), con un saldo netto di 304 milioni
- 2025: l’ASP di Reggio Calabria ha stanziato quasi 3 milioni di euro per ricoveri psichiatrici fuori regione
- Le regioni beneficiarie sono principalmente Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana
- I pazienti calabresi si spostano per cure ordinarie, diagnostica, interventi di media complessità
⚠️ 3. Denuncia
Questa non è mobilità sanitaria: è esilio terapeutico. La Regione Calabria non solo trasferisce i pazienti, ma anche i fondi e l’occupazione. Ogni euro speso fuori regione è un euro sottratto alla sanità locale, ai lavoratori calabresi, alle famiglie che non possono permettersi di partire. La cura diventa un privilegio per chi può spostarsi, mentre moltissimi cittadini rinunciano a curarsi. La desertificazione sanitaria ha un movente e un mandante. E il silenzio istituzionale è complicità.
📣 4. Appello finale
Da Melito di Porto Salvo, Capo Sud lancia un appello pubblico:
- Al Presidente Occhiuto, Commissario per il Piano di Rientro, che ha promesso il rilancio della sanità calabrese: servono fatti, non promesse da marinaio
- Ai Consiglieri Regionali eletti: la sanità non è un tema da rimandare, è una priorità assoluta
- Ai Sindaci, in particolare al Sindaco di Melito, Annunziato Nastasi: il territorio ha bisogno di voce, di coraggio, di azione.
Se ci siete battete un colpo.
