Mentre la piazza virtuale attacca la nuova amministrazione, la storia svela i veri colpevoli del declino. Dai 40 milioni INAIL svaniti nel nulla alle passerelle della Lorenzin, fino al dramma della mobilità sanitaria: ecco come il vuoto politico post-Costantino ha trasformato l’Area Grecanica in un deserto
MELITO DI PORTO SALVO – La discussione politica e social che infiamma Melito di Porto Salvo sul preannunciato trasferimento dei servizi sanitari ex INAM presso la Casa della Salute di Roghudi impone un’operazione di totale chiarezza. Una parte della piazza virtuale accusa l’attuale amministrazione di essersi mossa in ritardo, evocando la classica metafora del risveglio “a babbo morto”. Ma un’analisi intellettualmente onesta della cronologia amministrativa dimostra che le responsabilità di questo ennesimo schiaffo appartengono al passato, mentre l’esecutivo odierno sta tentando l’impossibile per arginare il danno .
Le ultime mosse del Sindaco Nastasi: dalle barricate ai locali gratuiti
L’attuale primo cittadino non ha assistito passivamente agli eventi . Di fronte al definitivo avviso di trasferimento dei servizi, l’amministrazione guidata dal Dott. Annunziato Nastasi ha messo in campo contromisure immediate: il durissimo comunicato stampa per denunciare la “spoliazione in nome di esigenze burocratiche ed economiche”, la dichiarazione di essere pronti a fare le barricate e la lettera ufficiale all’ASP del 13 maggio 2026 per offrire in comodato d’uso gratuito idonei locali di proprietà comunale, azzerando l’alibi economico dell’azienda sanitaria.
Le parole del Sindaco Annunziato Nastasi
Da noi interpellato sulla vicenda, il primo cittadino ha rilasciato la seguente dichiarazione esclusiva:
«In diverse interlocuzioni intercorse con la Commissaria dell’Asp, dott.ssa Lucia Di Furia, era stata prospettata la possibilità che il Comune di Melito di Porto Salvo concedesse in comodato un immobile comunale per consentire il trasferimento e la continuità dei servizi ex-INAM sul territorio cittadino.
Nel corso degli incontri istituzionali, avevamo inoltre rappresentato con forza la necessità di un potenziamento di alcuni servizi legati all’ospedale Ospedale Tiberio Evoli, struttura fondamentale per l’intera area grecanica e jonica meridionale .
Ho cercato, fino all’ultimo, di privilegiare il dialogo e l’interlocuzione istituzionale, nella convinzione che il confronto serio e responsabile potesse portare ad una soluzione condivisa nell’interesse esclusivo dei cittadini. Purtroppo, dall’altra parte non è stato neanche ascoltato l’appello ad attendere la conclusione dei lavori già avviati su siti comunali, ed è stata invece comunicata la smobilitazione degli uffici senza alcun preavviso.
Come Sindaco, ho il dovere morale ed istituzionale di difendere la mia comunità, anche rispetto a decisioni assunte da soggetti diversi dal Comune, quando tali scelte rischiano di arrecare disagi ai cittadini e di impoverire ulteriormente l’offerta dei servizi sanitari sul territorio.
Continueremo a far sentire la nostra voce in tutte le sedi competenti, con fermezza ma sempre nel rispetto delle istituzioni, affinché Melito di Porto Salvo e l’intero comprensorio non vengano privati di servizi essenziali.»
La verità cronologica: un’eredità pesante
Il Sindaco Nastasi si è insediato il 26 maggio 2025. La pianificazione dei fondi europei e regionali che ha decretato la nascita della Casa della Salute a Roghudi (struttura che oggi reclama gli uffici ex INAM) risale invece al biennio 2021-2022, nell’ambito della programmazione della Missione 6 del PNRR. La mappa della sanità territoriale è stata disegnata, votata e controfirmata anni fa, quando a Melito governavano altre figure e le istituzioni sovraordinate decidevano le sorti dell’Area Grecanica senza trovare opposizione.
Un decennio di spoliazione: la cronistoria del declino
Il caso ex INAM è solo l’ultimo tassello di un progressivo depauperamento che ha trasformato Melito da baricentro dei servizi a territorio marginalizzato . Ecco la mappa temporale degli scippi subiti nell’ultimo decennio:
- 2013-2015 | Taglio della Giustizia: Soppressione e chiusura definitiva della Sezione Staccata del Tribunale di Reggio Calabria .
- 2018-2020 | Primo svuotamento del “Tiberio Evoli”: Smantellamento progressivo e perdita dei reparti strategici di Pediatria e Ortopedia .
- 2010-2011 | Il colpo mortale alla natalità: Chiusura definitiva del Punto Nascite dell’ospedale, costringendo le partorienti a lunghi viaggi verso Reggio.
- 2021-2022 | I decreti PNRR: Approvazione dei piani sanitari che escludono Melito dai nuovi hub di prossimità finanziati dall’Europa, preferendo Roghudi .
- Ottobre 2022 | Lo scippo dei 40 milioni: Conferma della perdita dei fondi INAIL destinati alla ristrutturazione del “Tiberio Evoli”, revocati o dirottati altrove per inadempienze delle passate gestioni.
- Maggio 2026 | L’epilogo: Disposizione esecutiva di trasferimento degli uffici ex INAM .
La farsa delle passerelle: il tradimento di Scopelliti, il “sogno” svanito della Lorenzin e l’era Scura
La spoliazione di Melito è passata anche attraverso una stagione di ciniche promesse elettorali e sfilate istituzionali rimaste lettera morta. I cittadini ricordano bene, le promesse dell’ex Governatore Scopelliti , dopo la chiusura del Punto Nascite e dell’allora Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che venne in pompa magna a Melito Porto Salvo: in quell’occasione fu promesso un “ospedale da sogno”, un polo all’avanguardia sparito letteralmente dai radar una volta spente le telecamere.
Allo stesso modo, il palcoscenico melitese è stato solcato dai vari Commissari ad acta regionali – a partire da Massimo Scura – inviati a gestire il rientro dal debito sanitario. Soggetti che, anziché risanare potenziando, hanno pianificato a tavolino la desertificazione assistenziale della fascia ionica.
Il dramma dei LEA e la fuga per curarsi: Calabria maglia nera
Le promesse tradite si scontano drammaticamente con la realtà dei numeri. La sanità a Melito Porto Salvo e nell’intera Area Grecanica soffre storicamente di Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) totalmente inadeguati, asfissiata da un commissariamento regionale che ha badato solo ai tagli lineari senza mai riorganizzare i servizi minimi.
Il risultato è un’autentica emergenza sociale che si traduce in una massiccia e dolorosa mobilità sanitaria. La Calabria detiene infatti il peggiore saldo migratorio d’Italia in campo medico: circa il 30% dei pazienti è costretto a viaggiare e curarsi fuori regione per trovare risposte a bisogni di salute primari.
Mentre gli emissari della politica dispensavano rassicurazioni, i cittadini scendevano in piazza a manifestare in difesa dell’ospedale, sostenendo le mobilitazioni popolari organizzate in prima linea anche da Capo Sud Television . La domanda sorge spontanea: dove erano tutti quei soggetti che oggi gridano allo scandalismo virtuale mentre il territorio veniva privato del diritto alla vita?
Il vuoto di potere e il “caso” Costantino: Melito terra di nessuno
Per comprendere appieno come sia stato possibile distruggere un territorio senza incontrare resistenze, bisogna riavvolgere il nastro fino al 2013. Il terremoto giudiziario dell’operazione “Ada” portò all’arresto del Sindaco dell’epoca, il medico urologo Gesualdo Costantino, eletto nel maggio 2012. Una vicenda conclusasi sul piano giudiziario solo nel 2025, con la totale assoluzione in Appello di Costantino “per non aver commesso il fatto”.
Una clamorosa ingiustizia umana (oltre mille giorni di carcere da innocente) che si è tradotta, sul piano politico, in una condanna per la rappresentanza del territorio. Mentre l’ex sindaco affrontava un calvario durato undici anni, Melito sprofondava in un vuoto politico devastante, fatto di commissariamenti e amministrazioni deboli, incapaci di sedersi ai tavoli regionali con la dovuta forza. In questo vuoto si sono inserite le geometrie della politica sovracomunale: senza nessuno a difendere la città, i burocrati hanno potuto firmare lo scippo dei servizi ex INAM a favore di altre realtà .
Conclusioni: Melito deve rimanere il baricentro
Melito di Porto Salvo è il centro demografico più popoloso dell’Area Grecanica e il suo naturale polo politico. Privare Melito dei servizi ex INAM significa isolare i malati, gli anziani e i minori delle aree interne, penalizzati da una rete di trasporti pubblici inesistente .
Oggi Nastasi eredita le macerie di questo deserto politico e prova a invertire la rotta . Chi ha taciuto durante il lungo letargo istituzionale degli ultimi dieci anni non ha il diritto di criticare chi, finalmente, ha deciso di alzare le barricate .
L’appello del Direttore di Capo Sud Channel
Davanti a questo scenario di macerie e speculazioni politiche dell’ultima ora, si impone una riflessione profonda, che va oltre i confini del mero scontro di fazione.
«È giunto il momento di dismettere definitivamente le armi della discordia sventolate per puri fini politici e di bottega. Questo territorio ha bisogno di ritrovare il coraggio della verità e di guardare al proprio futuro con una reale e granitica unità di intenti. Dobbiamo essere lucidi e onesti con noi stessi: fino ad oggi abbiamo perso, una dopo l’altra, tutte le battaglie cruciali per la nostra sopravvivenza istituzionale, sociale e sanitaria. Continuare a dividerci in fazioni, a rinfacciarsi colpe fuori tempo massimo e a strumentalizzare i disservizi per colpire l’avversario di turno è un lusso che non possiamo più permetterci. Con questi atteggiamenti autodistruttivi perderemo inevitabilmente anche la guerra, condannando Melito e l’intera Area Grecanica a una marginalità irreversibile.»
Domenico Vincenzo Vinci

