Sanità ionica nel caos: il trasferimento selvaggio degli uffici all’ex INAM costringe l’utenza a odissee chilometriche tra Melito, Roghudi e Annà. A farne le spese sono i cittadini fragili, privati persino dei trasporti pubblici.


DI DOMENICO VINCENZO VINCI

Ci sono mattine in cui il ruolo di giornalista si fonde inevitabilmente con quello di cittadino, ed è allora che il dovere di cronaca diventa una necessità assoluta di denuncia. Questa mattina ho vissuto personalmente un’autentica odissea burocratica che, nel nostro territorio, si traduce in una barriera insormontabile e inaccettabile per le fasce più deboli, in particolare anziani e disabili.

La mia trafila inizia alle ore 8:30 quando mi reco all’ex Presidio Territoriale di Melito di Porto Salvo in Via Tenente Minicuci, 61 (ex INAM) per il rinnovo della patente di guida. In assenza di comunicazioni preventive, l’amara sorpresa è affidata a un freddo cartello esposto: gli uffici non sono più lì, i servizi sono stati spostati tra Roghudi e Annà.


Una situazione di totale caos documentata dalle nostre telecamere: nel video si vede una madre con i suoi figli piccoli, disorientata, che chiede spiegazioni a un operatore dell’ASP intento a traslocare mobili e faldoni.

È l’immagine plastica di un servizio che abdica al proprio ruolo di assistenza proprio davanti ai soggetti più fragili.


Mentre fotografo e documento la situazione, assisto a scene che stringono il cuore. Arrivano altre persone dai paesi limitrofi, alcune scese dal treno dopo lunghi tragitti per sottoporsi a visite specialistiche programmate. Nessuno le aveva avvisate del trasferimento degli uffici. Essendo totalmente appiedate e impossibilitate a raggiungere le nuove sedi a causa della cronica assenza di trasporti locali, queste persone sono state costrette a desistere e a tornare indietro, private del loro diritto alla salute.


Salgo in auto e mi dirigo verso la Medicina Legale ad Annà, passando da Roghudi. Proprio a Roghudi è impossibile non notare un paradosso emblematico dello stato della nostra sanità: è già sparita la scritta e la targa della “Casa della Comunità di Roghudi”, recentemente installata in pompa magna per l’inaugurazione avvenuta lo scorso lunedì 25 maggio. Una facciata spoglia che sa di beffa.


Proseguo la marcia e finalmente, a 4 chilometri da Melito, trovo l’ufficio di Medicina Legale ad Annà. Entro, vengo ricevuto da un responsabile che, con cortesia, mi fornisce i moduli per effettuare tre versamenti cartacei.

Ufficio di Medicina legale ad Annà di Melito

Qui scatta il corto circuito burocratico: ad Annà non è possibile pagare. Mi rimetto in macchina in direzione Melito (altri 4 km) per fare i versamenti, ritorno di nuovo ad Annà (ancora 4 km) e rifaccio la fila.
Al mio turno, dopo essere stato sottoposto alla visita medica per accertare i requisiti visivi e psico-fisici, il dottore dell’ufficio di Medicina legale inserisce i dati a sistema e mi consegna la ricevuta, avvisandomi che la patente mi sarà recapitata a casa direttamente da parte del Ministero dei trasporti. Lo ringrazio e mi rimetto in auto per il ritorno a Melito (ancora 4 km). Il bilancio finale? Un totale di 16 chilometri percorsi a tappe forzate, continui rinvii e 3 ore perse per una pratica ordinaria.
Tutto questo è ancora più inaccettabile se si pensa che la soluzione era a portata di mano. Come emerso nei giorni scorsi, il sindaco di Melito, Tito Nastasi, aveva scritto alla commissaria dell’ASP Lucia Di Furia offrendo la piena disponibilità del Comune a concedere gratuitamente in comodato d’uso nuovi locali idonei in città, proprio per evitare lo spostamento dei servizi fuori dal territorio comunale e completare la continuità assistenziale. L’ASP, invece di attendere la fine dei lavori di adeguamento, ha preferito procedere con una smobilitazione selvaggia e senza preavviso.
Da queste colonne lancio un appello perentorio e definitivo. Al Sindaco di Melito chiediamo di non fare un solo passo indietro e di pretendere il rispetto dei patti; ai vertici dell’ASP di Reggio Calabria imponiamo di fermare questo scempio logistico; e ai cittadini dell’intera Area Grecanica diciamo di svegliarsi e unire le forze.

Questi uffici devono tornare al centro di Melito, e devono farlo subito. Se pensano di poter spogliare in silenzio il nostro territorio dei servizi minimi essenziali, sappiano che questa volta le barricate le faremo davvero.

Di caposud

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