di Domenico Vincenzo Vinci
MELITO DI PORTO SALVO (RC), 18 Luglio 2026 – Ci sono verità che non hanno bisogno di commenti, perché i fatti storici e la rassegna stampa odierna gridano vendetta da soli. Le prime pagine della Gazzetta del Sud e le inchieste giornalistiche dei colleghi di Telemia ci sbattono in faccia, in queste ore, una lezione magistrale di dignità istituzionale e di coraggio politico che proviene a pochi chilometri da noi: dalla Locride. Una lezione che mette a nudo, in modo impietoso, la totale consistenza e la miseria politica di chi governa i Comuni dell’Area Grecanica.
Rileggiamo la cronaca odierna. Domani, domenica 19 luglio 2026, anche nella Locride si apriranno le urne per il rinnovo del Consiglio Metropolitano di Reggio Calabria. Anche lì i sindaci sono candidati, sono grandi elettori e si giocano le poltrone e le tessere di partito. Ma a meno di 48 ore dal voto, i primi cittadini della Locride non si sono nascosti. Non hanno marcato visita. Non hanno spento i telefoni.
Al contrario, l’Unione dei Comuni della Vallata del Torbido — che mette insieme Gioiosa Ionica, Grotteria, Mammola, Marina di Gioiosa Ionica, Martone e San Giovanni di Gerace — si è seduta attorno a un tavolo ufficiale insieme ai giganti storici di Locri, Siderno e Roccella Ionica. Tutti uniti. Hanno firmato un documento unanime e granitico, siglato dal presidente dell’Unione Antonio Barillaro, per sfidare apertamente la Regione Calabria e pretendere un piano organico di trasporti efficienti e coincidenze stabili con l’Alta Velocità alla stazione di Rosarno. Lì i sindaci sanno fare scudo comune contro l’isolamento infrastrutturale del loro territorio, dimostrando che la difesa dei diritti delle persone viene prima di qualsiasi interesse di bottega.
E da noi, nell’Area Grecanica, qual è lo spettacolo indegno andato in scena nel silenzio generale? Il deserto più totale. La ritirata generalizzata per pura paura delle urne.
Lunedì sera, nel Salone di Roghudi, i nostri amministratori eletti hanno fatto saltare il numero legale, lasciando le sedie vuote. Hanno preferito scappare a gambe levate pur di non dover mettere la firma sulla delibera a tutela del “Tiberio Evoli” Ospedale Spoke e sull’Unione dei Comuni, terrorizzati dall’idea di disturbare i burocrati dell’ASP o di alterare gli equilibri del mercato delle tessere in vista del voto di domani. Soltanto Melito e Roghudi erano presenti in aula, mentre la Commissione Straordinaria del Comune di Condofuri veniva bloccata a metà strada da una telefonata che annunciava il naufragio della seduta.
Mentre la Locride dimostra che i campanilismi si possono e si devono superare per difendere il popolo, i nostri sindaci scelgono di rimanere anonimi, isolati, arroccati nei propri piccoli orticelli di paese, trattando i 45.000 abitanti di questo comprensorio come cittadini di ultima serie.
La disparità è talmente evidente da risultare imbarazzante. Se la politica eletta dell’Area Grecanica abdica al proprio ruolo e scappa davanti al diritto alla salute per non compromettere una preferenza elettorale, la delega istituzionale è ufficialmente revocata. I cittadini non hanno l’anello al naso e non si lasceranno narcotizzare dalle veline di propaganda dell’ASP della manager Berardi o dalla farsa dei “Social Taxi” regionali, dove per smaltire 18 mesi di liste d’attesa servirebbe una macchina del tempo e non un’app con conducente.
Domani si vota per la Città Metropolitana. Ma da lunedì mattina i calcoli e i giochi di palazzo saranno finiti. Le telecamere di Capo Sud Channel rimarranno accese e inchioderanno ogni singolo assente davanti alla propria gente. La Locride ci ha indicato la strada: l’unione fa la forza. Se i nostri sindaci preferiscono continuare a comportarsi da quaquaraquà, allora sarà il Comitato Spontaneo lanciato da Capo Sud a riprendersi il territorio, portando la legge d’iniziativa popolare nelle piazze.
La ricreazione è finita. Comandanti della vallata, guardate la Locride e provate a vergognarvi.


