Melito, la sentenza del Tribunale Reggio che condanna 13 soggetti di etnia rom e due ditte condannati per traffico illecito di rifiuti e incendi dolosi, rappresenta un fascio di luce bianca in mezzo al buio delle difficoltà ambientali melitesi.

L’attività investigativa sull’area del Fortino e la sentenza di condanna del Tribunale di Reggio Calabria, rappresentano un fascio di luce bianca in mezzo al buio delle difficoltà ambientali melitesi. Ma per illuminare il paese serve accendere altri e più mirati riflettori, al fine di accertare la corretta, effettiva e continuativa gestione della raccolta, ponendo in essere tutte le azioni necessarie per eliminare una delle più gravi emergenze ambientali della storia che Melito sta attraversando. Una “vicenda”, che si deve affrontare senza reticenze, senza omertà, senza omissioni. Senza allarmismi e senza colpevoli sottovalutazioni. Sono “situazioni” che “inquietano”, sintesi estrema di un territorio sfregiato dal compromesso e dal malaffare. Raccontarla fa male. E togliere i “veli” a questa dubbia gestione può lasciare senza fiato. Ma, se per noi, è un dovere civico, prim’ancora che un’attività di inchiesta giornalistica e di denuncia, per le forze dell’ordine e per la magistratura dovrebbe essere un dovere istituzionaleParadossalmente, invece, si continua a ‘proteggere’ chi meriterebbe una “particolare attenzione”. E questo ci provoca uno sgradevole senso di disagio …


Melito di Porto Salvo, 29 giugno 2022 – traffico illecito di rifiuti e incendi dolosi. Condannati 13 soggetti di etnia rom e due ditte operanti nell’ambito della raccolta di rifiuti ferrosi. Pene comprese tra 1 e 2 anni di reclusione.  La sentenza del Tribunale di Reggio di Calabria, in composizione collegiale, emessa in data 21.06.2022, conferma quanto accertato nell’anno 2015 in Melito di Porto Salvo, all’interno dell’ex campo nomadi di Via Del Fortino, a seguito di un’articolata attività investigativa coordinata dalla DDA della Procura di Reggio di Calabria e condotta dalla Polizia Locale di Melito di Porto Salvo.

La sentenza ha anche accertato la responsabilità nei confronti di alcuni soggetti di etnia rom per aver cagionato incendi dolosi, appiccando il fuoco più volte a vari rifiuti speciali ( materiale plastico, pneumatici), verosimilmente al solo scopo di eliminare il materiale plastico dai rifiuti ferrosi, all’interno del campo nomadi, con grave nocumento all’igiene e salute pubblica delle persone.

Il tribunale di Reggio di Calabria ha, inoltre, disposto la confisca di 16 automezzi che, a vario titolo, durante l’attività investigativa, venivano utilizzati per la raccolta, in violazione delle normative ambientali, di rifiuti ferrosi, speciali e pericolosi ed ha disposto nei confronti degli imputati la bonifica del sito interessato, applicando altresì l’interdizione a contrarre con la pubblica amministrazione.

Reiterate violazioni alle normative ambientali, accertate con monitoraggio ambientale e servizi di osservazione anche con video riprese e acquisizioni documentali, confermate dalla sentenza di condanna di primo grado del tribunale di Reggio di Calabria, che giunge, a conclusione di una complessa e articolata indagine, in un’area degradata, difficile e, a volte pericolosa, che ha consentito, grazie al meticolososo e coraggioso lavoro investigativo degli uomini del Comando Polizia Municipale di Melito di Porto Salvo, guidato dal Capitano Antonio Onofrio Laganà, di fare piena luce su una vera e propria catena di montaggio di un disegno criminale di traffico illecito organizzato di rifiuti, identificare e denunciare i responsabili e svelare gli scenari e i traffici criminali di una vera è propria organizzazione nella quale, ognuno, era anello complementare di una vera e propria filiera che, partendo dalla raccolta dei rifiuti e dai conferitori abituali, passava per lo smontaggio di parti meccaniche ( di autovetture, lavatrici e lavastoviglie), per la separazione di rifiuti ferrosi (rame e alluminio), e si concludeva con il prelevamento e trasporto abusivo dei rifiuti presso aziende di smaltimento.

Parte integrante delle filiera organizzata, anche tre addetti alla combustione (abbruciamento di plastica e copertoni) che sono stati regolarmente denunciati.

Vale la pena ricordare che, oltre alla predetta attività repressiva, è stata avviata ed ultimata nell’anno 2021 una complicata attività di delocalizzazione del campo nomadi di via Del Fortino da parte del comune di Melito di Porto Salvo sotto la guida dell’ex commissario straordinario del Comune di Melito di Porto Salvo, Anna Aurora Colosimo che, in sinergia con l’associazione “Il mondo dei Mondi”, è riuscito a dislocare gli ultimi 9 nuclei rom all’interno di alloggi popolari di proprietà del comune, ubicati in varie vie del centro urbano.

Dopo la sentenza di condanna di primo o grado e dopo lo sgombero ultimato nell’anno 2021 da parte dell’amministrazione comunale, si pone così, la parola fine ad una delle pagine più tristi della storia recente del comune di Melito di Porto Salvo legata alla baraccopoli di via Del Fortino che per, circa 50 anni, insisteva all’interno dell’ex palazzetto dello sport melitese.

Ma, vale anche la pena ricordare che, l’area dell’ex campo nomadi di via del Fortino, rappresenta solo uno dei siti bonificati e messi in sicurezza, rispetto ad un crescente fenomeno si nuove aree di abbandono e smaltimento di rifiuti di ogni genere che , oramai, hanno invaso non solo le fiumare, ma anche il centro urbano, nel quale, insistono montagne di rifiuti abbandonati, discariche abusive a cielo aperto e continui incendi dolosi di rifiuti che nessuno rimuove e nessuno controlla.

E vale la pena ricordare che, vista la gravità ed attualità del pericolo cui i beni fondamentali della salute e dell’ambiente sono esposti, anche la necessità di procedere immediatamente ad una attività di indagine al fine di accertare la corretta, effettiva e continuativa gestione della raccolta, ponendo in essere tutte le azioni necessarie al fine di eliminare una delle più gravi emergenze ambientali della storia che Melito sta attraversando.

Sono “situazioni” che inquietano, sintesi estrema di un territorio sfregiato dal compromesso e dal malaffare. Raccontarla fa male. E togliere i “veli” a questa dubbia gestione può lasciare senza fiato. Ma, se per noi, è un dovere civico, prim’ancora che un’attività di inchiesta giornalistica e di denuncia, per le forze dell’ordine e per la magistratura dovrebbe essere un dovere istituzionale. Una “vicenda”, che si deve affrontare senza reticenze, senza omertà, senza omissioni. Senza allarmismi e senza colpevoli sottovalutazioni.

Le nostre denunce sulla gravità della situazione sono sempre state accompagnate da immagini e documenti . E come per l’ex campo nomadi di via del Fortino, grazie all’azione delle forze dell’ordine e della magistratura, anche per il resto del paese, è possibile approfondire una situazione che presenta dubbi profili sul versante della “gestione”. Paradossalmente, invece, si continua a ‘proteggere’ chi meriterebbe una “particolare attenzione”. E questo ci provoca uno sgradevole senso di disagio …

L’attività investigativa e sull’area del Fortino e la sentenza del Tribunale di Reggio Cal. rappresentano un fascio di luce bianca in mezzo al buio delle difficoltà ambientali melitesi. Ma per illuminare il paese serve accendere altri e più mirati riflettori.

Il lavoro per gli investigatori, insomma, non manca,  e non può limitarsi solo all’ex campo nomadi.

 

 

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