OLTRE AL DANNO LA BEFFA!! SULLA SPESA SANITARIA

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

GIUSEPPE MINNITI_nIn quest’anno ho visto di tutto e di più, però la cosa che mi ha profondamente disturbato nell’anima e nello spirito di calabrese è l’inadeguatezza, l’insussistenza, l’incapacità e la mala fede dei nostri amministratori a tutti i livelli.

Pertanto mi sento di dover rivolgere l’invito a tutti gli amministratori della cosa pubblica, dal consigliere comunale al parlamentare eletto nella nostra regione di andarsi a leggere – più che leggere di andarsi a studiare – il “Monitoraggio della spesa sanitaria 2020, Rapporto n. 7” pubblicato nel mese di agosto 2020 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato -.

Io non ho avuto il tempo di studiare tutte le 232 pagine del rendiconto della spesa sanitaria dal 2006 al 2019 (14 anni) trattata per singola voce di spesa in modo chiaro ed esaustivo, per cui mi sono concentrato solo sui finanziamenti erogati dallo Stato della spesa corrente sanitaria a tutte le Regioni Italiane nel periodo 2010/2020.

Mi sono illuso per 76 anni che i cittadini italiani fossero uguali di fronte ai diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione ma, purtroppo, con questa prima fugace lettura di questo importante libro mi sono dovuto ricredere in modo violento e stravolgente perché ho acquisito la consapevolezza che il cittadino calabrese non è uguale agli altri cittadini italiani, anzi è trattato come un imbecille che deve stare zitto e subire anche quando gli vengono negati i diritti che nemmeno i rappresentanti eletti del popolo sanno difendere.

Leggo ovunque e sento dire anche dagli “eletti” della Regione Calabria che nel settore della sanità ci sono buchi miliardari che nemmeno i Commissari nominati appositamente dallo Stato centrale per risanare il settore sono riusciti a ripianare, anzi.

Da ultimo apprendo che dai dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (2020) emerge che in Calabria la spesa sanitaria corrente nel 2019 è pari a 3,5 miliardi di euro, che confrontati con il finanziamento effettivo di 3,31 miliardi di euro, determinano un decifit corrente pari a circa 112 milioni di euro.

Apprendo che storicamente fino al 2009 i costi della sanità calabrese sono cresciuti ad un tasso medio annuo del 4% nel periodo 2002-06 e del 4,78% nel triennio 2007-2009.

I costi sono diminuiti ad un tasso annuo di -1,29% nel periodo 2010-12, ossia subito dopo la sigla del PdR e si sono stabilizzati nel triennio 2013-15.

Dal 2016 al 2019 sono aumentati annualmente dell’1%.

Negli anni iniziali del periodo analizzato, le variazioni annue della spesa sanitaria erano elevate in tutto il paese.

Apprendo che nel periodo 2002-2006 la spesa delle regioni che saranno successivamente sottoposte a vincoli di riequilibrio economico-finanziario (regioni con PdR) cresceva ogni anno del 6,7% e del 5,4% annuo nelle regioni senza PdR.

Nel corso del tempo, il contenimento della spesa sanitaria ha riguardato tutte le regioni (ad eccezione della crescita +12% delle autonomie speciali nel periodo 2010-12).

A fine periodo 2016-2019 i dati indicano che i costi della sanità in Calabria sono cresciuti dell’1% all’anno, ossia meno rispetto alle regioni senza PdR e alle autonomie speciali.

Leggo ancora che si tratta di un valore della spesa corrente che è uguale a quello del 2009, anno in cui la Calabria ha siglato il Piano di rientro (PdR) con l’esplicita assunzione di impegni volti al contenimento dei costi.

La domanda mi è sorta spontanea: Perché?

Perché c’è la mafia che ha grossi interessi nella sanità? Si, anche.

Perché i commissari eletti dallo Stato non sono competenti? Si, anche.

Perché i dirigenti sono corrotti (non tutti) e inadeguati? Si, anche.

Perché i politici sono inadeguati? Si, anche.

Perché il cittadino non ha protestato abbastanza? Si, anche.

E potrei continuare.

Invece, dalla lettura veloce e parziale del monitoraggio della spesa sanitaria ho potuto verificare che lo Stato patrigno ha adottato – con la complicità o l’ignoranza dei nostri parlamentari – criteri di ripartizione della spesa che hanno creato e creano una disparità di trattamento tra i cittadini residenti in regioni diverse (Questo è il motivo!).

Senza andare ad analizzare la genesi dei criteri di distribuzione dei finanziamenti della spesa sanitaria desumo alcune considerazioni sulle tabelle del monitoraggio che riportano le somme erogate dallo Stato alle singole regioni dal 2010 al 2020.

Cerco di sintetizzare i dati in modo da non appesantire il ragionamento.

Lo Stato negli ultimi dieci anni ha finanziato la spesa sanitaria delle regioni con 111,8 miliardi di euro (media della spesa per anno, per dieci anni) erogando mediamente € 1852 per ogni cittadino italiano residente, con il minimo di €1.762 del 2010 e il massimo di € 1.937 del 2019.

Tutti i dati relativi alle popolazioni residenti della Nazione e delle Regioni sono stati estratti dai dati Istat per ciascun anno di riferimento.

Il finanziamento erogato dallo Stato alla Regione Calabria nel periodo 2010/2020 è stato di complessivi € 33,225 miliardi (€ 3,325 miliardi media anno, per dieci anni) inferiore di € 3,128 miliardi totali (€ 312 milioni di euro media anno, per dieci anni) di quelli che la stessa Regione Calabria avrebbe dovuto avere con una ripartizione uguale per tutti i cittadini.

Cioè a dire: lo Stato, negli ultimi dieci anni, se avesse utilizzato il criterio di ripartire la spesa sanitaria nazionale “per cranio” avrebbe dovuto erogare alla Regione Calabria in aggiunta a quelli già erogati altri 3,128 miliardi, ossia circa 312 milioni l’anno per dieci anni.

Pertanto i rappresentanti dei Calabresi – siano essi, sindaci, deputati, senatori o consiglieri regionali – possono farsi nominare dal Governo il miglior commissario ad acta del mondo col codazzo dei 25 migliori funzionari esistenti sul mercato devono avere la consapevolezza che il problema non è lì, perché con i criteri attuali di finanziamento della spesa sanitaria nessuno sarà in grado di garantire il pareggio di bilancio garantendo allo stesso tempo i LEA.

Devono fare non la battaglia ma la guerra per ottenere dal Parlamento Italiano l’approvazione di criteri di spesa equi e sostenibili in modo da mettere la Calabria al pari delle altre Regione italiane.

Altrimenti i bilanci non potranno mai quadrare e riporteranno disavanzi consistenti e i LEA non potranno mai essere garantiti.

Questa è la lotta da sostenere a tutti i livelli non la scelta del Commissario ad acta o la fine del commissariamento o, peggio ancora, il ripiano del debito che io chiamerei meglio la restituzione delle somme non erogate “rubate alla Regione Calabria” dallo Stato.

I cittadini calabresi oltre al danno inestimabile di non avere avuto garantito il diritto alla salute da quando la Regione ha avuto la delega a gestire la Sanità (1970) hanno dovuto subire anche la beffa di pagare parte dei debiti accumulati con addizionali di tutti i tipi come, tra gli altri, IRAP (+ 0,15%) ed IRPEF (+0,30%) introdotte dal 2015 e che hanno inciso di già sulle loro tasche per oltre mezzo miliardo di euro.

Melito di Porto Salvo 23/11/2020 ore 17,55

Peppe Minniti

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