TREDICENNE ABUSATA PER ANNI, CONFERMATE DELLA CORTE D’APPELLO DI REGGIO CALABRIA LE SEI CONDANNE PER IL “BRANCO” DI MELITO DI PORTO SALVO.

coe appllo reggi calabriaMelito di Porto  Salvo, 4 novembre 2020 . Si è concluso, con la conferma delle sei condanne emesse in primo grado dal Tribunale di Reggio Calabria,  il processo d’appello “Ricatto” contro quello che è stato definito il “branco” di Melito di Porto salvo, composto da un gruppo di giovani. I giudici della Corte d’Appello di Reggio Calabria, all’udienza  del 4 novembre 2020, in riforma della sentenza emessa in data 21 Dicembre 2018 dal Tribunale di Reggio Calabria, appellata da Davide Scimizzi,  Giovanni Iamonte, Antonio Verduci, Michele Nucera, Lorenzo Tripodi e  Domenico Mario Pitasi , hanno confermato le sei condanne emesse in primo grado dal Tribunale. Tra gli imputati condannati c’è Giovanni Iamonte, figlio di Ramingo e nipote di Natale Iamonte, al quale sono stati inflitti 8 anni e due mesi di reclusione.

La pena più alta va a quello che la ragazzina credeva il suo fidanzato e l’ha “ceduta al branco”, Davide Schimizzi, condannato a 9 anni e due mesi di reclusione.

Sono stati giudicati colpevoli anche Antonio Verduci ( 6 anni e 6 mesi), Michele Nucera (6 anni) Lorenzo Tripodi ( 6 anni) e Domenico Mario Pitasi ( dieci mesi di reclusione). Quest’ultimo rispondeva solo di favoreggiamento personale.

Il processo è scaturito da un’indagine dei Carabinieri che avevano arrestato gli imputati con l’accusa di violenza sessuale di gruppo aggravata. La ragazza che subì la violenza sessuale, che si è costituita perte civile nel processo, aveva una relazione con Davide Schimizzi, allora diciannovenne.

I fatti risalgono  al  2006 . Per due anni ( dalla fine del 2013 agli inizi del 2015) a Melito Porto Salvo (RC), il branco abusò di una ragazza di 13 anni). Il processo, in primo grado, denominato “Ricatto”, nei confronti di sette dei giovani facenti parte del branco, che si è svolto a porte chiuse, era iniziato l’11.10.2017, a circa un anno di distanza dall’applicazione delle misure cautelari, ” presso il Tribunale di Reggio Calabria e si era concluso a dicembre del 2018 con la condanna  degli imputati  . Nei confronti di un ottavo si procederà, separatamente, dinnanzi al Tribunale per i Minorenni perché lo stesso non era ancora maggiorenne al momento dei fatti.

Confermate, quindi, le accuse a vario titolo di violenza sessuale di gruppo aggravata, atti sessuali con minorenne, detenzione di materiale pedopornografico, violenza privata aggravata e atti persecutori, mosse nei confronti degli imputati, anche se, Il procuratore generale aveva chiesto assoluzione per  Davide Schimizzi e Giovanni Iamonte per il primo episodio di violenza (capo e).

 

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