CORONAVIRUS: CITTADINI TRATTATI COME SUDDITI DI Giuseppe Toscano

g toscaoMelito di Porto Salvo (RC) 04 Aprile 2020 – Dobbiamo stare ancora chiusi in casa per sconfiggere il male invisibile. Lo abbiamo capito, lo stiamo facendo. In silenzio, senza lagnarci, se non sottovoce con qualche amico. Ma uno sfogo non si nega a nessuno, soprattutto quando, d’un colpo, ti vengono “congelati” diritti e libertà. Sgombro subito il campo da ogni minimo dubbio e ribadisco: non c’è altra strada se non seguire le prescrizioni di distanziamento sociale per uscirne. Uniti e compatti continueremo a farlo. E insieme ne usciremo a testa alta. Ne usciremo cambiati sotto tanti punti di vista. Spero che il cambiamento ci renda più consapevoli, più critici nella lettura dei fatti. E i fatti di questi giorni lunghissimi e monotoni, ci raccontano della comparsa sulla scena di tanti piccoli “onnipotenti”, preoccupati soltanto di inasprire le restrizioni. Navi bloccate, porti chiusi, droni per controllare i movimenti di tutti, richieste di fare intervenire l’esercito, aree circoscritte di rosso.


Chi come me, fin dal primo istante, ha seguito pedissequamente le indicazioni stringenti contenute a partire dal primo Dpdc, probabilmente si è chiesto il perché di tutto questo, senza tuttavia trovare una risposta plausibile. Probabilmente l’intento era di fare la voce grossa con i duri di orecchi, con i soliti distrattoni che non accetteranno mai di vivere in un mondo di regole. Regole più che mai necessarie per prevenire l’anarchia, per governare il corretto vivere civile negli spazi comuni.
Restrizioni ulteriori arrivate sembra sull’onda di un delirio di onnipotenza. Roba da non credere.
Pari zelo da parte di questi illuminati del terzo millennio non ho avuto il piacere di constatare in tutte le altre decisioni che riguardano l’emergenza sanitaria da Covid 19. Ci saremmo aspettati provvedimenti chiari e la loro immediata esecuzione. Ci saremmo aspettati la dotazione di posti letto attrezzati per gli ospedali periferici. Esattamente quella periferia da sempre bistrattata, messa da parte, dimenticata. Quella periferia che non ha quasi più niente sotto l’aspetto dell’assistenza sanitaria. Campo quest’ultimo letteralmente vandalizzato negli ultimi quindici-venti anni. Raso al suolo senza distinzioni di colore politico. Chiunque si sia avvicendato alla Regione è gravato di responsabilità. Sugli ospedali è come fossero passati i vandali che si sono lasciati solo rovine alle spalle. Incredibile ma vero, nel pieno dell’emergenza ospedali come il “Tiberio Evoli”, per lungo tempo non hanno avuto la possibilità di garantire la sicurezza degli operatori sanitari e dei pazienti, perché lasciati privi dei necessari dispositivi di protezione individuale.
Fa piacere da un lato, grande rabbia dall’altro, aver visto gruppi di persone innamorate del loro territorio, del loro ospedale, organizzare raccolte fondi per l’acquisto di materiale da donare al presidio. Nulla di che, parliamo di mascherine, camici, disinfettante. A volte mancavano anche queste semplice cose che costituiscono l’abc di qualsiasi angono dove si pratica medicina in sicurezza. Gesti piccoli ma dall’immenso valore morale.
Fa specie non aver notato identica determinazione e altrettanto “aggressività” da parte di chi ha in mano il pallino del comando in questo preciso frangente storico. Fa rabbia non aver potuto prendere atto dell’auspicato cambio di rotta atteso dalla cittadinanza. Nulla di nulla. Nella periferia delle periferia tutto è rimasto come prima, ad eccezione di qualche tenda per il cosiddetto pre-triage, piazzata all’interno del perimetro ospedaliero. I posti letto per la terapia intensiva o sub intensiva richiesti dai sindaci (anche sull’impegno e sulla tenacia di questi ultimi ci sarebbe tantissimo da ridire) non si sono visti neanche col cannocchiale. In ospedale sono arrivate solo una decina di brande con marchingegni elettrici, nuove di zecca, dono della Città metropolitana, e poi una serie di arredi portati alla rinfusa da altri ospedali. Roba di seconda mano. Scadente e anche un po’ arrugginita. Questa l’unica dotazione concessa alla periferia delle periferia. Doveva servire per accogliere paziente Covid-19, in un’area non schermata né protetta. Fortunatamente alla fine si sono accorti della topica che stavano prendendo, decidendo di allestire i posti altrove.
Roba da far accapponare la pelle. Roba da far montare una rabbia smisurata. Trattati come coloni, non come cittadini.
D’altronde cos’altro avrebbe potuto fare una classe politica ignava e inconsistente?
Se la pandemia da queste parti non creerà sconquassi il merito sarà esclusivamente della popolazione e di nessun altro. E quando tutto sarà finito, quando la grande paura sarà passata, di tutto ciò i politici dovrebbero dare conto. Dico dovrebbero, perché difficilmente lo faranno. Confermando tutta l’inconsistenza di cui si può pensare di loro.

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