L’INPS HA DISPOSTO LA CHIUSURA DELL’AGENZIA DI MELITO PORTO SALVO A FAR DATA DAL 31 GENNAIO 2019 – ANALISI DI CONTESTO E POSIBILI SOLUZIONI NELL’INTERVISTAAL DOTT. GIUSEPPE MASSARA

Giuseppe MassaraCondofuri, 18 gennaio 2019 – La riduzione di fatto dell’organico dell’Agenzia, operata negli ultimi anni, la mancata nomina del Direttore dell’Agenzia, dopo il pensionamento del Dr. Polimeni, la riduzione degli spazi logistici prefiguravano questa volontà dell’Istituto, contro cui occorreva mobilitare l’opinione pubblica, i lavoratori, le forze politiche, sindacali e sociali.

Questa decisione assurda dell’Istituto, che rappresenta il più importante ente pubblico di protezione sociale del Paese, non sufficientemente discussa e non contemperata con le esigenze del territorio:

  • colpisce e mortifica le legittime aspettative di una popolazione che ammonta complessivamente a circa quarantaduemila unità, composta di 16.939 famiglie, distribuite nei tredici comuni di competenza dell’Agenzia di Melito, collocati nel cuore dell’Area Grecanica, in un territorio difficile dal punto di vista morfologico, interessato ad un intenso processo di spopolamento, carente di servizi, anche essenziali, e con un tessuto produttivo particolarmente fragile.
  • provocherà parecchi disagi agli utenti previdenziali, riconducibili in prevalenza alle fasce più deboli della popolazione: gli anziani pensionati delle zone interne, i lavoratori precari dell’agricoltura e del terziario, della scuola, i disoccupati, gli immigrati e gli innumerevoli percettori di prestazioni sociali agevolate, che, in assenza di organizzazioni di patronato (dato che per effetto di questa decisione molte chiuderanno le proprie sedi territoriali), saranno costretti a dover sobbarcarsi gli oneri per raggiungere la Sede Provinciale o rivolgersi a qualche faccendiere di turno.

Oltre ai disagi notevoli che si riverseranno sugli utenti, questo ulteriore ritiro della Pubblica Amministrazione da questo territorio, dopo quelli già registrati nel settore della sanità, della scuola, degli uffici giudiziari, suona come condanna nei confronti dei cittadini di questa Area, dove, per le precarie condizioni economiche, sociali e produttive, le prestazioni previdenziale costituiscono per molte realtà il 70% del reddito familiare.

L’Agenzia infatti opera su un territorio di riferimento che comprende tredici comuni: Bagaladi, Bova, Bova Marina, Brancaleone, Bruzzano, Condofuri, Melito, Porto Salvo, Montebello Ionico, Palizzi Roccaforte, Roghudi, San Lorenzo e Staiti che costituiscono il cuore dell’Area Grecanica. Ha una popolazione residente di circa quarantaduemila unità, distribuita in 16.939 famiglie con una media di circa 2.5 componenti. Gli iscritti in agricoltura rappresentano il 9,50 % della popolazione ed il 24 per cento delle famiglie residenti. Gli immigrati rappresentano oltre il 7% dell’intera popolazione, di cui i cittadini indiani costituiscono una parte stabile dell’immigrazione con processi di integrazione soddisfacente sia nel campo sociale che lavorativo prevalentemente agricolo. Il loro inserimento negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli ha ridotto, in questa fascia territoriale, il fenomeno dei falsi braccianti, che ha consentito all’Istituto il risparmio di una notevole quantità di risorse previdenziali.

Le condizioni di crisi generale in cui versano il Paese e la Calabria in particolare richiedano più presenza dello Stato sul territorio.

Questa scelta contrasta con le norme regionali e nazionali di tutela delle minoranze, dato che l’Agenzia, come abbiamo evidenziato, insiste sul territorio del cuore dell’Area Grecanica, importante non soltanto per il suo idioma e per le sue tradizioni culturali, ma anche perché rappresenta un bacino di produzioni identitarie, in alcuni casi di eccellenza ed uniche come la produzione del bergamotto e dell’ulivo. L’intero sistema produttivo è però caratterizzato dalla presenza diffusa di piccole aziende che, per sopravvivere, hanno bisogno anche del sostegno delle prestazioni previdenziali, oltre che di altre provvidenze pubbliche e private. L’area, inoltre, è inserita nella seconda per importanza strategia per la difesa e la valorizzazione delle aree interne contro il fenomeno dello spopolamento definita nell’ambito di leggi europee, nazionali e regionali.

Queste norme giustificano il mantenimento dei servizi essenziali sul territorio anche in deroga ai parametri quantitativi di prestazioni minime richieste.

Il legittimo obiettivo della riduzione dei costi di gestione dell’Agenzia (in particolare la spesa da sostenere per l’affitto dei locali) non giustifica questa decisione, in quanto l’efficienza dell’organizzazione di un ufficio pubblico si misura certamente con la sua capacità produttiva e con la drastica riduzione dei tempi di definizione delle pratiche, ma soprattutto con la sua capacità di creare soddisfazione nel cittadino utente. Il decentramento dell’Inps nel frastagliato territorio provinciale, con le sue strutture snelle, fungibili e vicine all’utenza, ha permesso di conseguire il miglioramento della qualità dei servizi resi, attuare una maggiore trasparenza degli iter amministrativi, creare sinergie con gli operatori esterni, relazionarsi in maniera più incisiva col territorio anche nella lotta agli abusi ed alle illegalità, essere proattivi nelle situazioni di emergenza sociale e conseguentemente migliorare la produttività complessiva.

Si deve concordare, inoltre, con quanti all’interno dell’Istituto ritengono che, oltre a tutti gli elementi che misurano la qualità del servizio, quello che giustifica la presenza di una struttura territoriale sia l’effettivo carico di lavoro che, nel caso dell’Agenzia di Melito, potenzialmente raggiunge oltre il 10% della produzione provinciale.

Questa scelta intende Invertire una concezione culturale ed organizzativa proiettata al cliente, che, affermata nel tempo, ha consentito all’istituto, attraverso l’informatizzazione dei servizi ed il decentramento territoriale, di assolvere efficacemente alla sua vocazione di essere il sistema nervoso della protezione sociale dell’intero Paese. Inoltre, questa assurda scelta mortifica le aspettative di progressione professionale e di carriera del personale dell’Istituto e riduce gli spazi della loro partecipazione democratica.

Tutte le organizzazioni di patronato e sindacali hanno convintamente sostenuto nel passato la scelta del decentramento dell’Istituto, che ha consentito un’informazione efficace sulle complesse prestazioni previdenziali, ha diffuso la cultura dei diritti nei territori, ha contribuito a definire processi lavorativi trasparenti, ha promosso la collaborazione con le parti sociali ed il dialogo con la rete degli altri uffici della Pubblica Amministrazione, con l’utenza ordinaria e qualificata, indispensabile per combattere efficacemente ogni forma di abuso e di illegalità, ha permesso di ridurre problemi di congestione urbana e  migliorare le condizione di habitat delle degli stessi uffici provinciali. Questo patrimonio non può essere disperso. In assenza di un decentramento efficace ed efficiente dell’Istituto, iniziative come la “busta arancione” rappresentano soltanto uno spot pubblicitario inutile e dispendioso venendo a mancare la funzione di consulenza degli uffici territoriali.

Occorre, pertanto, unire le forze, ricostruire quello spirito di partecipazione unitario, per considerare questa decisione provvisoria, ritenendo indispensabile ed urgente l’apertura di un tavolo di confronto con le rappresentanze istituzionali dell’Istituto (Comitato Provinciale e Direzione Provinciale) con tutte le organizzazioni sindacali confederali e di categoria, con le rappresentanze politiche ed istituzionali del territorio (Città Metropolitana e Comuni di riferimento), con i patronati ed i consulenti del lavoro. Nel frattempo con il personale trasferito dalla sede di Melito (anche nel recente passato) alla sede provinciale può essere costituita una agenzia virtuale presso la stessa sede provinciale, in attesa della ricerca e sistemazione dei nuovi locali presso il comune di Melito Porto Salvo e l’assunzione di nuovo personale da parte dell’INPS con i concorsi già avviati e che verranno avviati a seguito del prevedibile pensionamento in applicazione delle nuove norme che prevedono il requisito contributivo e di età della quota cento.

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