SENTENZA “RICATTO”: SCARCERAZIONE DI TUTTI GLI IMPUTATI CON 6 CONDANNE E DUE ASSOLUZIONI. IAMONTE E SCHIMIZZI, FINISCONO AI DOMICILIARI.

ricatto 2018-12-21Al termine di un dibattimento lungo, di un processo delicato e complesso, andato in scena al Tribunale di Reggio Calabria, per gran parte a porte chiuse, il Tribunale di Reggio Calabria, presieduto da Silvia Capone, ha disposto la scarcerazione di tutti gli imputati , condannando sei degli otto giovani che avrebbero abusato per circa due anni della 13enne di Melito Porto Salvo. Assolti invece Daniele Benedetto e Pasquale Principato, per i quali è stata ordinata l’immediata scarcerazione, se non detenuti per altra causa.
Escono dalla prigione Nucera, Verduci e Tripodi, mentre i due imputati principali, Iamonte e Schimizzi, finiscono ai domiciliari.


Nel dettaglio il Tribunale ha inflitto a Davide Schimizzi, 9 anni 6 mesi e 8 giorni di carcere, per Giovanni Iamonte 8 anni 2 mesi e 8 giorni, per Antonio Verduci 7 anni, per Michele Nucera 6 anni e 2 mesi, per Lorenzo Tripodi 6 anni, e per Domenico Mario Pitasi 10 mesi.
Il Tribunale ha, inoltre, disposto, il pagamento dei danni nei confronti delle parti civile costituite: per la giovane è stato ordinato il pagamento di 150 mila euro.
Dimezzata, quindi, la richiesta del pubblico ministero Francesco Ponzetta che aveva chiesto 80 anni di carcere e che, consultato dopo la lettura del dispositivo aveva dato parere contrario alla scarcerazione di tutti gli imputati condannati.Nel corso della propri requisitoria Francesco Ponzetta aveva, tra l’altro, detto detto: “Questo non è un processo alle abitudini sessuali della vittima e parte offesa”
Il “ricatto” (da cui deriva il nome del procedimento) sarebbe consistito nel minacciare la giovane non solo di divulgare notizie e immagini compromettenti, ma anche di fare del male ai propri cari.

I cittadini di Melito di Porto Salvo, all’epoca dei fatti, sono stati accusati di vivere in un clima di omertà generalizzata . Del caso Melito= Branco, si è occupata la grande stamoa che ha acceso i riflettori intervistando sacerdoti e cittadini. L’immagine ne viene data è di una cittadina poco solidale, silenziosa, Insomma, per tanti, troppi, la ragazzina “se l’è andata a cercare”. Poi hanno organizzato una fiaccolata di solidarietà per la ragazzina violentata: davanti alla stazione c’era l’associazione Libera di don Ciotti, i gonfaloni degli altri comuni, gli scout.
Il dispositivo di oggi, invece, è stato letto a fiaccole spente e senza gonfaloni. Abbiamo registrato la totale assenza delle istituzioni, delle associazioni, della società civile . Per dirla in una parola, non cera nessuno, quasi a voler minimizzare e confermare quelle voci ricorrenti fuori dall’aula di quanti ancora sostengono che la vittima se la sia ‘cercata’.
C’erano, invece, i parenti degli imputati , anche loro, a nostro avviso, vittime di questa triste storia .

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