IL CORAGGIO DELLE DONNE DI CALABRIA – di Caterina Capponi

Prof.ssa Caterina CapponiParlare del ruolo della donna nella società calabrese è un tema che suscita opinioni contrastanti e che viene trattato spesso con “leggerezza”, cadendo in sterili stereotipi come è successo di recente.

Io penso che la realtà dei fatti può essere raccontata solo da chi si trova da sempre faccia a faccia con questa realtà e nel bene e nel male sa quello che significa essere donne al Sud. Io mi sento di poterlo fare. Si parla delle donne calabresi con ignoranza e pregiudizio viste come oggetti in balìa dell’uomo calabrese, sia marito o padre, buone solo a far figli e badare alla propria casa.

Alle persone che dipingono la Calabria e la donna calabrese con questi luoghi comuni, rispondo che la donna ha sempre lottato e lotta come strenua combattente per l’emancipazione e il miglioramento nonostante le sue fragilità, paure ed insicurezze in una terra spesso ,ahimè, abbandonata dalle Istituzioni, inerme.

Qui pensando alla storia passata, si sa, è raro sentir parlare di donne, figuriamoci poi in quelle terre sottomesse ed incapaci di entrare nel vortice dello sviluppo. Dal periodo post-unitario ricordiamo le figure delle brigantesse come quella ricordata dal generale Emilio Pallavicini di Priola, le vorremmo nominare tutte tanto da contenerle in queste, ma non ci riusciremmo pur conoscendole, donne vituperate del Sud eppure capaci di reagire quando iniziano a mancare gli affetti e la terra sotto i piedi. E poi c’era Ciccilla, che di nome faceva Marianna Oliviero la moglie di Pietro Monaco il brigante della Sila, Vincenza Odessa, Filomena Gabbamonte, Maria Maraffino, Maria Giovanna Tito, Giuseppina Vitale. Per poi rivederle queste nelle lotte per la terra, in particolar modo cito Melissa il 30 ottobre del 1949. Quei giorni rimarranno impressi nella memoria come avvenimenti cruenti e tragici nella storia delle lotte contadine. Questi cenni storici fanno riemergere una riflessione sottostante la storia della condizione femminile. La donna nel Meridione c’è e si fa sentire nelle battaglie sociali. E allora possiamo dire che la Calabria è femmina, è Donna che lavora sodo e si impegna nonostante l’indifferenza dello Stato e dalle Istituzioni; è Mamma paziente con i figli che decidono di abbandonarla ed andare fuori, è mamma accogliente verso i figli stranieri portati dal mare , è mamma che ama anche coloro che la distruggono e la mortificano. La Calabria si ama per i suoi paesaggi e luoghi che mozzano il fiato, per le persone sempre sorridenti ,generose ed accoglienti. La terra di ‘ndrangheta , ma soprattutto terra di persone coraggiose e che non si arrendono di fronte alle tante difficoltà .In tutto questo, come diceva Corrado Alvaro, che dei calabresi conosceva ogni piega, “….è la donna a dominare la scena calabrese. La Donna, il personaggio più autentico è più importante della Calabria. Hanno lottato a lungo le donne calabresi, grandi sono stati i loro sforzi, per uscire dallo stato di servitù.”

Donne, madri, figlie di una terra Orgogliosa di coloro che hanno avuto il potere di cambiare la storia e rendere migliore il futuro, un futuro che appariva distorto e corrotto . Tutte camminano a testa alta con lo sguardo fiero perché “ rendere propria la libertà” è un passo fondamentale per donne che decidono di rispondere a Voce Alta a prepotenza, sopruso, ingiustizie e rassegnazione. Queste donne segnate dalla vita, ma che si rialzano a denti stretti e lottano, sono il sale di questa incantevole terra la loro, la Nostra CALABRIA.

E allora vediamo come la donna in Calabria è un personaggio emblematico, per la sua rinascita e per la vittoria di tutte quelle donne che rappresentano la c.detta “altra metà del cielo”.

Prof.ssa Caterina Capponi

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