IL BILANCIO DELLA REGIONE CALABRIA GODE DI DISCRETA SALUTE. DICHIARAZIONE DEL VICEPRESIDENTE ED ASSESSORE AL BILANCIO PROF. ANTONIO VISCOMI

6/11/2016 – “Ben venga la richiesta dell’on. Guccione di una sessione di Consiglio su bilancio, partecipate e patrimonio. A dire il vero, è l’idea che il Presidente Oliverio ha già presentato alla Giunta in una delle ultime sedute, preannunciando, sul punto, la convocazione di una riunione preliminare con tutti i direttori generali. Ben venga quella richiesta, perché le questioni del bilancio non riguardano solo il Dipartimento Bilancio ma costituiscono il presupposto fondativo per l’implementazione di qualunque politica pubblica. Peraltro, con l’arrivo in Consiglio nei prossimi giorni sia del documento di programmazione finanziaria – già formalmente approvato dalla Giunta – sia del disegno di legge sul rendiconto post-parifica (in uno con il “Progetto Fitti Zero”, in calendario per la riunione di Giunta della settimana scorsa, poi rinviata) sarà possibile esaminare in modo approfondito e dettagliato tutte le questioni che attengono al bilancio, alle partecipate ed al patrimonio, prima ancora della presentazione della legge di assestamento e della legge di bilancio per l’anno futuro, che è intenzione del Presidente Oliverio e della Giunta approvare rigorosamente e per il secondo anno consecutivo nei termini necessari per evitare l’esercizio provvisorio. D’accordo dunque per una discussione aperta sul punto ma una discussione che, per essere utile e produttiva nell’interesse dei cittadini, e per evitare inutili allarmismi, deve essere assolutamente fondata su fatti precisi e su argomentazioni corrette, altrimenti si rischia, pur non volendo, di creare danni notevoli ledendo la reputazione della Regione soprattutto nella interlocuzione con il sistema bancario.

  1. A) Primo fatto certo: la Corte dei Conti ha pienamente parificato il bilancio e ha chiesto di modificare solo un errore materiale, peraltro segnalato previamente dagli stessi uffici alla Corte e dinanzi alla Corte riconosciuto con chiarezza dal Presidente Oliverio. L’errore materiale è stato il seguente: il valore dei mutui è stato correttamente inserito nel “Conto consuntivo” ma è stato rappresentato erroneamente nel “Conto del patrimonio”. Quindi nessun danno e nessun mistero, solo un numero riportato in modo corretto su un foglio excel e in modo diverso su un altro foglio: da qui la richiesta della Corte di eliminare questo evidente errore e la piena certificazione della “regolarità amministrativo-contabile del Rendiconto della Regione”. Insomma, anche la famosa “casalinga di Voghera” capirebbe che un errore materiale è e rimane un errore materiale e non intacca in alcun modo il bilancio e che quindi fare polemica o suggerire allarmismi sul punto è veramente privo di senso. La questione essenziale, il fatto certo che non può essere disconosciuto, è che il rendiconto per l’anno 2015 è stato parificato. E che quello segnalato si sia trattato di un errore materiale è stato un fatto così palese che la Corte ha parificato chiedendone appunto la mera correzione. Se fosse stato non un errore materiale ma qualcosa di più grave, è evidente che la Corte non avrebbe parificato il bilancio. Per fortuna, come amano dire i giornalisti di lungo corso: i fatti sono ostinati. E i fatti sono questi appena detti, e tali sono e rimangono anche per alcuni, pochi in verità, commentatori da social network (e tale certo non è, per competenza ed esperienza posseduta, l’on. Guccione) che non avendo alcuna minima cognizione di contabilità pubblica fanno come quelle vecchie comari della canzone di Fabrizio De Andrè: danno buoni consigli non potendo più dare cattivi esempi. D’altronde, se l’agenza internazionale di rating Fitch valuta positivamente il bilancio della Regione e attribuisce un outlook di stabilità, e ciò lo fa nel mese di luglio di quest’anno, una qualche ragione ci sarà pure, o no?
  2. B) Secondo fatto certo: l’on. Guccione solleva la questione delle corretta contabilizzazione delle anticipazioni di liquidità, ma sbaglia bersaglio, dal momento che tale questione non è stata posta dalla Corte per il rendiconto del 2015. Chi ha la pazienza di leggere integralmente la delibera 94/2016 della magistratura contabile troverà infatti scritto, nero su bianco, che la Regione si è correttamente adeguata alle disposizioni normative in materia e che pertanto ha correttamente contabilizzato l’anticipazione di liquidità come richiesto dalla normativa nazionale. Forse sul punto occorre fare un po’ di storia, altrimenti la questione potrebbe risultare incomprensibile per il suo elevato tecnicismo. Detto in breve, le regioni hanno beneficiato nel 2014 di un sistema di anticipazione di liquidità che avrebbero dovuto essere ovviamente iscritte in bilancio e tutte le regioni hanno iscritto questi debiti secondo le indicazioni ricevute dal Mef. Nel 2015 una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito che l’interpretazione data dal Mef era errata e che le anticipazioni andavano iscritte a bilancio in modo diverso. Poiché il problema creato dalla Corte Costituzionale era tale da mandare in fallimento tutte le regioni italiane una legge dello Stato ha stabilito le regole per iscrivere in bilancio quelle stesse anticipazioni di liquidità secondo una rateizzazione pluriennale. Nel rendiconto del 2015, di cui parla Guccione, la Corte dei Conti ha affermato chiaramente che la Regione Calabria ha rispettato le norme in materia ed ha proceduto alla corretta iscrizione in bilancio delle anticipazioni di liquidità secondo quanto previsto dalla legge nazionale. In altri termini, la questione della contabilizzazione posta dall’on. Guccione non riguarda il bilancio del 2015, ma quello del 2014, ed è stata richiamata dalla Corte nel 2016 per dire che la Regione nel 2015 ha correttamente dato attuazione ad una legge nazionale. A me pare indubbio che questo giudizio della Corte debba essere considerato un giudizio positivo per la Regione Calabria.
  3. C) E’ un fatto che la Regione Calabria ha aderito alla possibilità concessa dall’art. 3, comma 12, del decreto legislativo 118/2011, adottando la contabilità economico patrimoniale nell’anno 2016. Pertanto, la “mancata assistenza del relativo conto economico e dello stato patrimoniale” lamentata dall’on. Guccione non tiene conto del fatto che, nel pieno rispetto della normativa vigente ed al fine di dare graduale attuazione alla copernicana riforma della contabilità, è stata rinviato all’anno 2016 l’affiancamento della contabilità economico patrimoniale. Ciò, tuttavia, non significa che la Regione non abbia datato atto, con prospetti contabili, della propria consistenza patrimoniale e finanziaria, nonché di parte degli aspetti economici, ove si consideri che, come dovrebbe essere noto, è stato redatto il conto del patrimonio e che allo stesso è allegato il “conto generale delle rendite e delle spese”.
  4. D) E’ un fatto che il riaccertamento straordinario dei residui imposto dalla legge di armonizzazione contabile è stato condotto con ragionevole rigore, in modo particolare per quanto riguarda i residui attivi, cioè i crediti vantati dalla Regione, soprattutto nei confronti dei comuni. Forse qualcuno ancora ricorderà che la Giunta ha deliberato ed offerto ai comuni calabresi la possibilità di beneficiare di un piano di rateizzazione dei debiti da loro maturati nei confronti della stessa regione per l’acqua e per i rifiuti. Ecco, i piani di rateizzazione sono funzionali ad inscrivere in bilancio entrate (della regione) e uscite (dei comuni) in modo corretto: per queste ragioni, l’auspicio di tutti è che i comuni capiscano fino in fondo le opportunità loro offerte con la rateizzazione. Inoltre, in ordine alle ulteriori affermazioni sulla presunta violazione del principio delle competenza finanziaria rafforzata, affermata apoditticamente dall’on. Guccione, è sufficiente solo evidenziare che qualora la Corte avesse ritenuto dei residui come soltanto apparentemente esigibili, e anche solo per un euro, avrebbe parificato il Rendiconto al netto di queste somme e ne avrebbe richiesto l’espunzione dalle scritture contabili. Ciò però non è stato e la Corte, diversamente dall’on. Guccione, non ha considerato come fittizi i residui iscritti in bilancio. A leggere bene, quello che la Corte sottolinea nella propria deliberazione non è proprio l’aspetto finanziario del bilancio, che è invece riconosciuto come del tutto corretto, ma semmai e piuttosto l’aspetto gestionale relativo alla realizzazione dei cronoprogrammi degli investimenti. In altri termini, la Corte chiede alla Regione di saper spendere in tempo utile e integralmente le risorse disponibili; ma questo è un problema ben noto all’on. Guccione anche per la complessa esperienza di governo da lui acquisita nel tempo. Allo stesso modo, è del tutto evidente che nessuna violazione di legge è stata compiuta dalla Regione in merito alla futura reiterata imputazione. D’altronde, in presenza di una reale violazione di legge la Corte dei conti non avrebbe certo concesso la parifica sul punto. A dire il vero, è anche un po’ bizzarro essere accusati oggi di aver violato una legge sulla base di un comportamento che però può astrattamente realizzarsi soltanto in un tempo futuro.
  5. E) E’ un fatto che la valutazione del patrimonio non inventariato è stata condotta in modo così prudenziale, sulla base della migliore tecnica di contabilità, che la Corte ha ritenuto rispettato il principio di veridicità del bilancio: se così non fosse, se cioè la Corte avesse ritenuto violato il principio di veridicità del bilancio, come sembra suggerire la nota dell’on. Guccione, se cioè avesse ritenuto che una supervalutazione del patrimonio fossa stata artatamente utilizzata per aumentare fittiziamente l’attivo, non avrebbe potuto tecnicamente parificare il bilancio o avrebbe richiesto interventi ad hoc. Che poi il patrimonio non sia inventariato, e che non sia facile inventariarlo è sotto gli occhi di tutti: nel 2008 c’erano soltanto più o meno duecento cespiti inventariati; oggi siamo a circa dodicimila. Diciamolo chiaramente: fino al 2008 c’è stata una cura molto distratta dei beni pubblici della Regione. C’è quindi da chiedersi chi e perché in questi quaranta e più anni di amministrazione regionale non ha provveduto ad accatastare e ad inventariare i beni provenienti dalla Cassa per il Mezzogiorno, dall’ex Opera Sila, dai ministeri romani, oppure i beni relativi alle reti idriche, alle reti ferroviarie, ai beni di pertinenza del sistema sanitario e chi più ne ha più ne metta. Per non parlare del patrimonio di Calabria verde, di Arpacal e di Arssac, la cui gestione è di competenza e responsabilità del relativo management. Non a caso, l’on. Guccione ricorderà, proprio per la sua precedente esperienza di governo, che la questione del patrimonio riguarda in parte il Dipartimento Bilancio, ma in gran parte gli altri Dipartimenti. Nella Relazione sulla gestione patrimoniale per gli esercizi 2009/2014, licenziata ad inizio dell’anno 2016 dalla Sezione regionale di Controllo della Corte dei Corti, si legge quanto segue: “il Conto patrimoniale è carente in ordine alle informazioni relative ai beni gestiti dai dipartimenti Lavori Pubblici, Agricoltura ed Attività Produttive – anche indirettamente, cioè attraverso gli enti strumentali (So.Ri.Cal., A.For, Arssa e Consorzi industriali)”. Inoltre, deve sempre ricordarsi che le decisioni concernenti l’Amministrazione e la disposizione dei beni del demanio e del patrimonio indisponibile della Regione, che sono nella loro quasi totalità gestiti da altri dipartimenti regionali o dagli enti strumentali o ausiliari da questi controllati, competono alle strutture che esercitano le funzioni al cui assolvimento tali beni sono destinati (es. per il patrimonio forestale, il demanio acquedottistico, il demanio ferroviario competente è il dipartimento Agricoltura e Foreste ed il dipartimento Lavori Pubblici e Infrastrutture, attraverso i Settori Risorse idriche e Trasporti), previo parere consultivo del Settore Demanio e Patrimonio immobiliare, ferme restando le competenze di quest’ultimo in ordine alla gestione e disposizione del patrimonio disponibile dell’Ente, nonché alla inventariazione, ricognizione e censimento, alla valorizzazione e alla dismissione dell’intero patrimonio immobiliare regionale. Tuttavia, consapevole della complessità della materia, e del fatto che la bacchetta magica non esiste, questa Amministrazione ha inteso almeno cambiare passo: riducendo le spese inutili (vedi infatti il Progetto Fitti Zero, che andrà in porto nonostante le interessate insistenti pressioni contrarie) e avviando le interlocuzioni necessarie per verificare la fattibilità dell’affidamento della gestione del patrimonio ad un fondo immobiliare pubblico, affinché l’approccio burocratico sia definitivamente accantonato a favore di una azione più razionale, qualificata e competente. Non è privo di significato che nella delibera a cui fa riferimento l’on. Guccione la Corte dei Conti scriva così: “Occorre tuttavia dare atto che la Regione, nel 2014 ed in particolare nel corso del 2015, ha avviato concrete azioni rivolte alla revisione dell’inventario…”. Su un punto bisogna però essere chiari: è evidente che i fitti passivi sono maggiori dei fitti attivi, ma questo succede per due ragioni. La prima è che nel corso di tutti questi anni qualcuno ha scandalosamente preferito pagare costosi fitti passivi piuttosto che ristrutturare gli immobili di proprietà; la seconda è che gli immobili di proprietà regionale non sono locati per private abitazioni ma vengono adibiti a finalità pubbliche e sociali, cioè ad attività per definizione fuori mercato. Le entrate regionali devono aumentare, questo è certo, ma non a danno dei soggetti più deboli; semmai occorre pesantemente attaccare le consistenti sacche di evasione fiscale sui tributi regionali.
  6. F) Un ultimo fatto è da evidenziare in relazione al contenuto della delibera della Sezione delle autonomie della Corte dei conti citata da Guccione per lamentare i ritardi nell’attuazione del piano di razionalizzazione delle società. Tale piano fu approvato con delibera della precedente Giunta regionale 31 marzo 2015, n. 89; l’attuale governo regionale, preso atto delle criticità segnalate sul punto dalla Corte dei conti, ha proceduto a riorganizzare la struttura  deputata anche al controllo sulle società, e  ha in via di adozione diversi provvedimenti  che dettano linee di indirizzo alle società, alle fondazioni e agli enti strumentali regionali e che potranno essere utilmente discussi in sede consiliare. Inoltre, tutta la materia dovrà essere rivista alla luce della recente riforma Madia caratterizzata da regole stringenti che renderanno necessario adottare provvedimenti veramente radicali.

Detto questo, è del tutto evidente che esistono una serie di problemi e che il consigliere Guccione conosce bene e sui quali è necessario che la Regione Calabria decida il da farsi. Il presidente Oliverio e la Giunta le idee ce l’hanno chiare: dismissione di tutto ciò che può essere dismesso senza conseguenze gravi sul piano sociale, pugno duro nei confronti del management degli enti non in regola con i bilanci, sanzioni reali nei confronti dei dirigenti dei dipartimenti vigilanti che però non vigilano. Quella che abbiamo davanti non è una questione contabile; è la vera questione politica di chi vuole il cambiamento in questa terra ed è proprio per questo che un Consiglio regionale sul punto troverà pronto il Presidente Oliverio e la sua Giunta”.

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