MELITO DI PORTO SALVO IL GIORNO DOPO IL TERRIBILE FATTO DI CRONACA SULLE VIOLENZE SESSUALI SUBITE DA UNA RAGAZZINA DI TREDICI ANNI

Melito di Porto Salvo il giorno dopo il brutto fatto di cronaca sulla violenza subita da una ragazzina di tredici anni, si sveglia col chiacchiericcio della gente e con i commenti sui social dove tutti si ergono a moralisti e paladini, dove si mettono alla gogna i mostri di tale misfatto chiedendo la castrazione chimica,  ma dove purtroppo le Istituzioni e la Chiesa tacciono. Si dovrebbero invece far suonare le campane a lutto, si a lutto, perché a Melito la libertà e la democrazia sono morte.

Quando in un paese normale o cosiddetto civile si verifica una tragedia, i primi a parlare e scendere in trincea sono i personaggi che rappresentano le istituzioni che, anche se a babbo morto cercano con ogni mezzo possibile di arginare i danni.

Fatti come quello di ieri, possono succedere nei paesi del terzo mondo, come ha dichiarato il Procuratore della repubblica Federico Cafiero de Raho al termine della conferenza stampa seguita all’arresto degli autori del fatto, dove la legalità e il diritto non ci sono, ma non in un paese dove lo stato di diritto c’è ma dove purtroppo vige la regola dell’omertà, di chi vede e finge di non vedere, di chi sa e finge di non sapere perché stretto nella morsa della paura di eventuali ritorsioni.

Una brutta pagina di cronaca per la cittadina di Melito di Porto Salvo che ha sconvolto una comunità , una storia di omertà e indifferenza. Come è possibile che nemmeno a scuola nessuno abbia capito il dramma che consumava la vita di una bambina poco più che adolescente visto che in un tema in classe dove ognuno doveva parlare del proprio vissuto all’interno della famiglia la stessa ragazza lasciava trapelare i disagi che stava vivendo, anche se non in maniera esplicita.

Ma se la scuola ha capito ed  è arrivata in ritardo, dove sono ancora oggi le istituzioni scolastiche, quelle religiose. In un paese civile per dirla alla De Raho, oggi, la scuola, la chiesa la politica le associazioni avrebbero dovuto intervenire se non altro per spalare il fango che questo grave quanto  assurdo fatto di cronaca ha gettato su tutto il paese.

Oggi, il giorno dopo, invece tutti sfogano la loro rabbia e le loro frustrazioni sui social con commenti a volte avventati che, invece di rimarginare allargano le ferite.

Una triste storia che dovrebbe far riflettere famiglie, istituzioni sindacati partiti politici associazioni scuola chiesa. Un monito a non perdere la libertà per paura di chi con la violenza vuole prevaricare.

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